NONNO GINO

Mio nonno paterno si chiamava Bortolozzo Gino e aveva partecipato alla seconda guerra mondiale.
Fu arruolato a 20 anni e nel 1943 si trovava in Africa a combattere la Campagna di Tunisia. Di quei giorni ricordava di come gli alleati avanzavano costruendo strade a una velocità incredibile, i molti compagni morti e il fatto che gli americani mandassero i “neri” in prima linea.
Ai soldati veniva caldamente consigliato di fumare, le sigarette non mancavano mai, probabilmente era un repellente per le zanzare portatrici di malattie.

Il 13 maggio 1943 la battaglia fu persa e mio nonno come altri 240000 compagni fu fatto prigioniero.
Raccontava di essere stato catturato da un arabo che per paura che fosse una bomba gli fece gettare la sua borraccia.
Un suo superiore, fermato un portalettere fuggì con la sua motocicletta e li lasciò soli.

Fatto prigioniero fu portato nel campo di prigionia di San Bernardino in California. Questa fu probabilmente la cosa migliore che gli potesse capitare in tempo di guerra, venivano trattati bene, lavoravano, i pasti non mancavano e avevano anche momenti di libera uscita. L’incarico affidato fu quello di camionista e nell’anno e mezzo passato in America riuscì a imparare anche un pò l’inglese.
Mio nonno ricordava di come fosse evidente il benessere degli Stati Uniti e la miseria che aveva lasciato in Italia.

Con la fine della guerra fu rimandato in patria e dopo 18 giorni di nave e qualche peripezia arrivo a casa a fine novembre 1945, era l’ultimo dei fratelli a mancare all’appello.

Assunto come operaio alle nuove Industrie Zignago di Villanova di Fossalta, qualche anno dopo, in occasione della costruzione di un nuovo forno per la vetreria, arrivò un ingegnere americano; fra tutti i dipendenti della fabbrica Gino era l’unico a sapere un pò di inglese, fece da traduttore per un mese.

Mio nonno mi chiedeva spesso se sapevo cos’era un TRUC (truck).

Al ritorno dalla guerra il suo unico bagaglio era una valigia di legno che a ricordo di mia nonna conteneva “quatro strasse”. Questa cassa negli anni fu usata come cassetta degli attrezzi e io ricordo di averla sempre vista sotto al bancone da lavoro di mio padre piena di stacci per pulire.

Ho deciso di restaurarla, purtroppo non sono riuscito a recuperare la scritta sotto il nome, potrebbe essere SNBRNRDN US ARMY.

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L’unica foto con i suoi compagni a San Bernardino (accovacciato, il secondo a destra).
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Nel 1946, a 24 anni.
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Un bel po’ di anni dopo nell’orto con un improbabile cowboy dalle frange rosse
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